|
“Solo quando l’ultimo
fiume sarà prosciugato Il Signoraggio è un concetto che merita di essere
approfondito data la sua importanza per ogni società i cui scambi sono basati
su una Moneta.In sintesi, è la differenza tra il
valore nominale della Moneta ed il suo costo di produzione. Tale differenza,
data la natura istituzionale della Moneta, dovrebbe spettare ai cittadini i
quali attraverso un organo che li rappresenta dovrebbero emettere la stessa
moneta. Cos’è la moneta? Ente partecipante Numero quote Numero voti Intesa Sanpaolo
S.p.A. 91.035 50 UniCredit S.p.A. 66.342 50 Assicurazioni Generali
S.p.A. 19.000 42 Cassa di Risparmio in
Bologna S.p.A. 18.602 41 INPS 15.000 34 Banca Carige S.p.A. - Cassa
di Risparmio di Genova e Imperia 11.869 27 Banca Nazionale del Lavoro
S.p.A. 8.500 21 Banca Monte dei Paschi di
Siena S.p.A. 7.500 19 Cassa di Risparmio di
Biella e Vercelli S.p.A. 6.300 16 Cassa di Risparmio di Parma
e Piacenza S.p.A. 6.094 16 Cassa di Risparmio di
Firenze S.p.A. 5.656 15 Fondiaria - SAI S.p.A.
4.000 12 Allianz Società per Azioni 4.000 12 Cassa di Risparmio di Lucca
Pisa Livorno S.p.A. 3.668 11 Cassa di Risparmio del
Veneto S.p.A. 3.610 11 Cassa di Risparmio di Asti
S.p.A. 2.800 9 Cassa di Risparmio di Venezia
S.p.A. 2.626 9 Banca delle Marche S.p.A.
2.459 8 INAIL 2.000 8 Milano Assicurazioni 2.000
8 Cassa di Risparmio del
Friuli Venezia Giulia S.p.A. (CARIFVG S.P.A.) 1.869
7 Cassa di Risparmio di
Pistoia e Pescia S.p.A. 1.126 6 Cassa di Risparmio di
Ferrara S.p.A. 949 5 Cassa di Risparmio di
Alessandria S.p.A. 873 5 Cassa di Risparmio di
Ravenna S.p.A. 769 5 Banca Regionale Europea
S.p.A. 759 5 Cassa di Risparmio di
Fossano S.p.A. 750 5 Cassa di Risparmio di Prato
S.p.A. 687 5 Unibanca S.p.A. 675 5 Cassa di Risparmio di
Ascoli Piceno S.p.A. 653 5 Cassa di Risparmio di S.
Miniato S.p.A. 652 5 Cassa dei Risparmi di Forlì
e della Romagna S.p.A. 605 5 Banca Carime S.p.A. 500 5 Società Reale Mutua
Assicurazioni 500 5 Cassa di Risparmio di
Fabriano e Cupramontana S.p.A. 480 4 Cassa di Risparmio di Terni
e Narni S.p.A. 463 4 Cassa di Risparmio di
Rimini S.p.A. - CARIM 393 3 Cassa di Risparmio di
Bolzano S.p.A. 377 3 Cassa di Risparmio di Bra
S.p.A. 329 3 Cassa di Risparmio di
Foligno S.p.A. 315 3 Cassa di Risparmio di Cento
S.p.A. 311 3 CARISPAQ - Cassa di
Risparmio della Provincia dell’Aquila S.p.A. 300 3 Cassa di Risparmio della
Spezia S.p.A. 266 2 Cassa di Risparmio della
Provincia di Viterbo S.p.A. 251 2 Cassa di Risparmio di
Orvieto S.p.A. 237 2 Cassa di Risparmio di Città
di Castello S.p.A. 228 2 Banca Cassa di Risparmio di
Savigliano S.p.A. 200 2 Cassa di Risparmio di
Volterra S.p.A. 194 1 Cassa di Risparmio della
Provincia di Chieti S.p.A. 151 1 Banca CRV Cassa di
Risparmio di Vignola S.p.A. 130 1 Cassa di Risparmio di Fermo
S.p.A. 130 1 Cassa di Risparmio di
Savona S.p.A. 123 1 TERCAS - Cassa di Risparmio
della Provincia di Teramo S.p.A. 115 1 Cassa di Risparmio di
Civitavecchia S.p.A. 111 1 CARIFANO - Cassa di
Risparmio di Fano S.p.A. 101 1 Cassa di Risparmio di
Carrara S.p.A. 101 1 CARILO - Cassa di Risparmio
di Loreto S.p.A. 100 1 Cassa di Risparmio di
Spoleto S.p.A. 100 1 Cassa di Risparmio della
Repubblica di S. Marino S.p.A. 36 – Banca CARIPE S.p.A. 8 – Banca Monte Parma S.p.A. 8 – Cassa di Risparmio di Rieti
S.p.A. 8 – Cassa di Risparmio di
Saluzzo S.p.A. 4 – Banca del Monte di Lucca
S.p.A. 2 – TOTALI 300.000 539 Fonte: http://www.bancaditalia.it/bancaditalia/funzgov/gov/partecipanti/Partecipanti.pdf · Banque Nationale de Belgique (2,83%) · Danmarks Nationalbank (1,72%) · Deutsche Bundesbank (23,40%) · Bank of Greece (2,16%) · Banco de Espana
(8,78%) · Banque de France (16,52%) · Central Bank and Financial Services
Authority of Ireland (1,03%) · Banca d'Italia (14,57%) · Banque
centrale du Luxembourg
(0,17%) · De Nederlandsche
Bank (4,43%) · Oesterreichische
Nationalbank (2,30%) · Banco de Portugal
(2,01%) · Suomen Pankki (1,43%) · Sveriges Riksbank (2,66%) · Bank of England (15,98%) Quanto costa coniare
una moneta? Il signoraggio è la differenza tra il valore nominale e il valore
intrinseco di una moneta. Il reddito da signoraggio va a chi emette
moneta. La Banca Centrale Nazionale per quanto riguarda le banconote. Lo Stato
dove può guadagnare? E' vero
che le banche prestano denaro che non hanno? Sì. Esse infatti possono creare dal nulla denaro che non hanno. E' la
legge bancaria che lo permette. In che
modo le banche prestano denaro dal nulla? In parole semplici, i depositi che noi mettiamo in banca rimangono per lo
più disponibili se vogliamo usarli (come ben sa chi ha un conto corrente: può
prelevare i propri soldi quando vuole). Tuttavia, la banca
"utilizza" quei soldi per fare prestiti ad altre persone. In realtà
non li tocca nemmeno, come sappiamo, dato che i nostri conti correnti sono
sempre a nostra dispozione. Ciò significa che i
soldi prestati dalla banca sono creati dal nulla. La
moneta-debito come il sangue avvelenato La via d'uscita: la proprietà popolare della moneta Di Aurini Giacinto Come il sangue
distribuisce ossigeno in tutto il corpo, così la moneta distribuisce potere
d’acquisto al mercato. Quando la moneta era d’oro (o di altra merce)
l’ossigeno monetario era pulito. I popoli potevano vivere in serenità tempi
di benessere perché il potere d’acquisto conferito per pura con-venzione ai
simboli, duplicava la ricchezza senza duplicare il debito. Infatti la somma
delle unità di misura monetarie incorpora una quantità di valore pari a
quello di tutti i beni reali misurati o misurabili nel valore perché il potere d’acquisto ha un valore commisurato a
quello dei beni che si possono
acquistare. Ecco perché la moneta duplica il valore dei beni reali cioè
la ricchezza della collettività. Il valore duplicato può avere o il segno positivo
della proprietà (oro) o il segno negativo del debito. Con l’avvento della
moneta nominale (1694 data di costituzione della Banca d’Inghilterra e
dell’emissione della sterlina)
l’ossigeno monetario è stato avvelenato
dal debito non dovuto. Prima, chi trovava una pepita d’oro se ne
appropriava senza indebitarsi verso la miniera; con la moneta nominale, al
posto della miniera c’è la banca centrale, al posto della pepita un pezzo di
carta, al posto della proprietà il debito perché la banca emette moneta solo
prestandola. In tal modo i popoli sono stati trasformati inconsapevolmente da
proprietari in debitori del proprio denaro nella più grande truffa di tutti i
tempi, passata inosservata perché basata sul principio della riserva. La moneta nominale è
stata infatti concepita come titolo di credito rappresentativo della riserva
sicché la banca centrale poteva affermare di essere proprietaria della moneta
in quanto proprietaria della riserva. All’origine il portatore poteva
presentare la banconota all’incasso e convertirla in oro. Col divieto della
convertibilità la moneta, pur rimanendo vera
moneta, diventava falsa
cambiale. Il governatore, debitore apparente, diventava creditore reale,
in quanto emetteva la moneta solo prestandola, ed il portatore, creditore
apparente, diventa il vero debitore, come tale, proprietario provvisorio
della moneta per la durata del prestito insindacabilmente concesso per
quantitativi e tempi, dal vero
padrone: il governatore. Il signoraggio bancario
ha trasformato i popoli da proprietari in debitori del proprio denaro, perché
si è mascherata sotto la parvenza del valore
creditizio, basato sulla riserva (con la formula "pagabile a vista al
portatore") il valore
indotto basato sulla convenzione sociale.In tal modo la moneta è stata
trasformata in una fattispecie analoga al francobollo di antiquariato che ha
valore per convenzione e senza
riserva. La risultante di questa strategia è stata la sistematica
trasformazione delle banche centrali da debitrici in proprietarie per un
valore pari a tutto il denaro emesso sotto forma di false cambiali. Abolita la
convertibilità con l’avvento del c.d. corso forzoso, e successivamente
eliminata la stessa riserva, con la fine degli Accordi di Bretton Woods (15 agosto 1971), il compenso dovuto alla
banca centrale, andava commisurato essenzialmente a quello dovuto ad una
tipografia; mentre la banca si è appropriata, senza contropartita, della
differenza tra costo tipografico (o scritturale) e valore nominale (creato
dalla convenzione sociale), duplicata peraltro dalla emissione attuata prestando il dovuto, come lucro illecito di una truffa. Su queste premesse, in data 8 Marzo 1993, presentai esposto-denuncia per truffa contro il
Governatore Azeglio Ciampi, pro
temporedella
Banca d’Italia. Il dott. Ettore Torri, della Pocura
della Repubblica del Tribunale di Roma, mi convocò e nel colloquio presso il
suo Ufficio, dopo aver riconosciuto che "era
stata data la prova dell’elemento materiale del reato", soggiunse
che mancava il dolo perché il vigente sistema monetario si era consolidato
nella prassi: testualmente: "perché
è stato sempre così". Di fronte a questa obiezione
rimasi sconcertato e replicai che la
continuazione del reato, consolidato nella prassi è un aggravante, non un
esimente della responsabilità penale e comunque poteva essere fatta salva la
buona fede fino al momento della denuncia, dopo di che sarebbe stata
acquisita la consapevolezza del reato e la certezza del dolo. Pur non essendo
accettabili le motivazioni addotte dal dott. Torri, tuttavia è possibile
riconoscerne l'attendibilità a condizione che siano salvaguardate le vittime
della truffa monetaria concedendo, a richiesta di parte , la moratoria dei
debiti monetari e che si programmino i tempi e mezzi tecnici per sostituire
alla moneta sporca (riconosciuta tale dallo stesso
dott. Torri) la moneta
pulita, in un regime
transitorio di doppia circolazione. Infatti, dopo aver precisato che: a) come
nell’indotto fisico la corrente elettrica esiste in quanto si realizza con la
caratteristica della continuità; così nell’indotto giuridico il valore della
moneta persiste sul mercato al di là dei cicli esistenziali dei singoli
contratti di compravendita; b) la moneta è come il sangue, anche se
avvelenato dalla truffa del
debito non dovuto, non può
essere eliminato drasticamente senza causare il collasso del sistema
economico e sociale (analogo a quello causato in Argentina dal drastico
prosciugamento di moneta operato dalla grande usura). A conferma sta il fatto
che centinaia di milioni di uomini muoiono di fame non per mancanza di pane,
ma del denaro per comprarlo. Pretendere di
correggere i pur gravi difetti del sistema con la drastica abolizione della
moneta-debito, sarebbe come dissanguare totalmente un essere vivente in
attesa della successiva trasfusione. Il rimedio sarebbe peggiore del male
perché si andrebbe a trasfondere sangue in un cadavere. Ecco perché i tempi
di attuazione di una valida riforma monetaria che restituisca al portatore la
proprietà della "sua" moneta va realizzata gradualmente e con
prudenza. Particolarmente
significativa – in questo senso – la magistrale intuizione di Ezra Pound (Lavoro ed usura, Milano, 1975, p.54): "Ciò che è mancato in Italia
(…) è la visione del processo di strozzinaggio (…) ed il rapporto tra gli
affari (…) ed il sistema monetario mondiale, operando non a breve scadenza,
non a periodi di tre mesi o di tre anni, ma alla lunga, durante secoli e
mezzi secoli (…)." Pound aveva capito che non si può eliminare il sangue
monetario avvelenato da debito non dovuto, con un colpo di spugna. Sarebbe un
rimedio peggiore del male. Ecco perché la sostituzione della moneta sporca
(debito del portatore e proprietà della banca) con quella pulita (proprietà
del portatore e debito della banca), va fatta gradualmente con la doppia
circolazione. Su queste premesse
appare evidente la validità delle due iniziative promosse dal Sindacato
Antiusura – SAUS: 1) l’esperimento del SIMEC a Guardiagrele
che ha dato conferma della validità della teoria del valore indotto perché si
è creata per mera convenzione, comemisura
del valore e valore della misura una moneta sperimentale
proprietà del portatore, senza riserva, con simboli di costo nullo (carta e inchiostro). 2) la diffida notificata alla
Banca Centrale Europea nella persona del Governatore Wim Duysemberg,
ad astenersi dall’emissione dell’euro (a mezzo di Ufficio Giudiziario del
Tribunale di Chieti, in data 16 aprile 2001). In tal modo il SAUS ha
contestato la legittimità della moneta europea, indicando ad un tempo come
sostituirla con altro strumento di misurazione del valore, senza causare il
collasso del sistema economico peraltro nel pieno rispetto dei legittimi
interessi delle collettività nazionali dei Paesi membri. Sembra opportuno, con
l’occasione, evidenziare che, mentre per i Governatori delle Banche Centrali
degli Stati Europei poteva essere riconosciuta la buona fede (perché la
prassi della utilizzazione della moneta gravata di debito non dovuto era stata ereditata
dall’originaria moneta concepita come titolo di credito rappresentativo della
riserva), nessuna giustificazione può essere riconosciuta alla emissione dell’euro perché ne era stata
tempestivamente contestata la legittimità con la suddetta diffida, prima che
ne iniziasse la circolazione. In questa situazione, è dovere dei magistrati prendere atto della illegittimità
dell’emissione dell’euro, concedere la moratoria dei debiti, a
richiesta di parte, e consentire la doppia circolazione di euroe
SIMEC (o di analoga misura del valore) per lo stato di necessità delle vittime
del reato (art.54
c.p.). Infatti, una volta dimostrato che il costo del denaro, all’atto
dell’emissione, è del 200% (oltre gli interessi ed i prelievi fiscali) è
evidente che la puntualità dei pagamenti è impossibile. La società è pervasa
dall’angoscia dell’insolvenza ineluttabile di cui è prova la malattia sociale
delsuicidio dei debitori per i debiti non
dovuti che non ha
precedenti nella storia. Non a caso il SIMEC è nato a Guardiagrele
che è il paese in Italia che ha la più alta percentuale di suicidi. Su queste premesse,
evidenziate le gravissime responsabilità delle autorità monetarie europee per
truffa perpetrata in danno delle collettività nazionali (espropriate ed
indebitate senza corrispettivo per tutto l’euro in circolazione) ovemai – preso atto della gravità dei reati contestati –
i competenti organi statuali e monetari rimanessero inerti omettendo di
tutelare la legittima proprietà della moneta, potrebbero rendersi responsabili
di omissione di atti dovuti, di infedeltà in affari di stato ed
even-tualmente corresponsabili, per associazione a delinquere, del medesimo
reato di truffa contestato al Governatore della BCE. La quarta
funzione costituzionale dello Stato: la Sovranità Monetaria Quando la moneta era
d’oro, lo stato aveva la sovranità monetaria perché la moneta, sin
dall’emissione, era proprietà
del portatore. Dei valori monetari partecipava tutta la collettività
secondo il principio della società organica che è la proiezione storica
dell’apologo di Menenio Agrippa: lo stomaco gode
della sua funzione a parità di condizioni con tutte le membra. Con l’avvento dello
stato costituzionale, la quarta funzione dello stato è stata assunta dai
grandi usurai. Ciò spiega perché la Rivoluzione Francese fu promossa dalla
Banca d’Inghilterra e dall’eresia protestante che entrò in Europa
continentale non con la fondazione di una “chiesa”, ma di una “banca”: la
Banca Protestante presieduta dal Necker,
consigliere finanziario di Luigi XIV. I banchieri ben
sapevano che il valore sta nel “tempo” non nello “spazio”: è
una “previsione” e non una “merce”, tanto è vero che la moneta
ha un valore arbitrariamente illimitato, anche se il simbolo è di costo nullo
(carta). Anche il valore dell’oro non stava nel metallo, ma nella “previsione
di poter comprare”. Facendo leva sul
riflesso condizionato causato dall’abitudine secolare di dare sempre un
corrispettivo per avere denaro, le banche centrali hanno emesso la moneta col
corrispettivo del debito, cioè “prestandola”. In tal modo i grandi
usurai non si sono solo limitati ad espropriare i popoli dei valori monetari,
ma li hanno indebitati di altrettanto, caricando, sin dall’origine, il costo
del denaro del 200%. In tal modo le monarchie cattoliche della vecchia Europa
sono crollate perché trasformate da “proprietarie” in “debitrici”
del proprio denaro. I banchieri si sono comprati i re, digiuni di cultura monetaria,
con il corrispettivo del debito, cioè “arricchendoli” di “moneta-debito”:
la c.d. “moneta nominale”. Quando la moneta era
d’oro chi trovava la pepita se ne appropriava senza indebitarsi verso la
miniera e questa regola valeva per tutti: re, nobili e plebei. Con l’avvento dello
stato costituzionale, al posto della miniera sta la banca centrale, al posto
della pepita un pezzo di carta, al posto della proprietà il debito perché la
banca emette moneta solo prestandola e la moneta circola gravata del debito
non dovuto al signoraggio bancario. Con un costo iniziale
del denaro, all’origine, del 260% comprensivo di capitale ed interessi, si è
resa impossibile la puntualità dei pagamenti. È nata così l’epidemia del “suicidio
da insolvenza” che non ha precedenti nella storia e che è il segno
dell’avvento dell’usurocrazia. Le vicende scandalose
dei drammi economici, che hanno dilaniato la società del nostro tempo,
impongono ormai l’assoluta, inderogabile necessità, di considerare nella
costituzione la funzione monetaria dello stato. Fino ad oggi ciò non era
possibile perché mancavano i due cardini fondamentali della scienza
monetaria: a) la definizione
del valore monetario come valore indotto, e b) la legge della rarità monetaria che, in sintesi, sono i seguenti:
a)Il valore indotto - Posto che ogni unità di misura ha
la qualità corrispondente a ciò che deve misurare, come il metro ha la
qualità della lunghezza perché misura la lunghezza, la moneta ha la qualità
del valore perché misura il valore e la qualità della rarità perché sono rari
(economici) i beni di cui misura il valore.. La moneta è pertanto misura del
valore e valore della misura che è il potere d’acquisto che basa sulla previsione di poter acquistare (creata per
convenzione come ogni misura) e non sulla riserva.
b) La legge della rarità
monetaria. Poiché il prezzo di mercato non è solo l’indice del valore dei
beni, ma anche del punto di saturazione del mercato – per cui il mercato è
saturo quando i prezzi tendono a coincidere con i costi di produzione - solo
quando questa coincidenza tende a verificarsi, occorre fermare sia la
produzione dei beni che l’emissione monetaria. Su questi fondamentali
principi è possibile concepire la funzione monetaria come quarto potere dello
stato costituzionale perché consentono di definire il “dover essere”
dell’organo monetario. All’attuale “arbitrio” dei governatori delle
banche centrali va sostituita la “discrezionalità tecnica” di una
funzione organica, esattamente definita ed eticamente e giuridicamente
limitata e finalizzata al bene
comune, non a quello dell’usura. L’emissione e
l’utilizzazione della moneta vanno programmate sulle finalità di interesse
pubblico e privato senza alcun problema di rarità perché – liberata la moneta
(con la scoperta del valore indotto) dall’equivoco della riserva (peraltro
abolita dal 15 agosto 1971) – l’emissione monetaria va commisurata alla
quantità dei beni e servizi misurati e misurabili nel valore, considerando
come tali, non solo i beni e servizi esistenti, ma anche quelli previsti. La
previsione dei beni producendi è, di per se, un
bene (Si pensi ad es. al valore di un brevetto). Per quanto riguarda la
destinazione d’interesse pubblico, va evidenziato che – dichiarata la moneta
di proprietà dei cittadini – lo stato dovrà trattenere all’origine quanto necessario
per esigenze fiscali e di pubblica utilità, liberando i contribuenti dal peso
di milioni di ore di lavoro banalmente distrutti per mere formalità contabili
e amministrative. Merita inoltre di
essere evidenziato il comportamento delle banche centrali che pretendono di
vantare, come pubblico interesse, la destinazione a “riserva” anche
dei beni diversi dall’oro. La riservaaveva un significato quando la banconota
era convertibile in oro a richiesta del portatore. È diventata ormai una
ridicola sceneggiata, per mascherare la truffa dell’emissione con cui la
banca centrale consegue un arricchimento parassitario pari alla differenza –
duplicata dall’equivalente prestito – tra costo tipografico e valore nominale
della moneta. Per quanto riguarda la
destinazione d’interesse privato, va precisato che ad ogni cittadino spetta,
all’atto dell’emissione, la sua quota di “reddito monetario di
cittadinanza”, in attuazione del disposto del 2° co.
dell’art. 42 della Costituzione, che prevede l’accesso alla proprietà per tutti. Si realizza in tal
modo un diritto della persona con contenuto patrimoniale, non come elemosina
di stato, ma come acquisto della proprietà, a titolo originario, perché ogni
membro della collettività contribuisce a creare il valore convenzionale della
moneta, per il solo fatto che l’accetta. Col reddito di cittadinanza si
finanziano i produttori, finanziando i consumatori, che è l’unico modo
razionale per evitare elargizioni di moneta in base a scelte arbitrarie e
clientelari. Sostituendo all’oro il
simbolo cartaceo, la moneta nominale ha acquistato due qualità tra loro in
contrasto, anche se non incompatibili: la rarità
programmata ed il costo nullo che hanno dovuto operare
nell’esperienza della circolazione monetaria esasperando la separazione culturale
tra quelli che sanno: i
padroni del signoraggio monetario, e quelli
che non sanno: gli altri. In conclusione, il quarto potere costituzionale deve essere concepito sulla finalità
di restituire allo stato la
funzione monetaria ed al popolo la proprietà della moneta. Questa riforma
è diventata ormai indispensabile per uscire dall’asservimento al “signoraggio
bancario” e dare inizio ad un regime di democrazia
integrale in cui i popoli non abbiano solo la sovranità politica, ma anche
quella monetaria, per vivere tempi nuovi a dimensione umana, liberi
dall’angoscia dell’insolvenza ineluttabile dei debiti non dovuti alla grande
usura. Da vedere http://ilsignoraggio.blogspot.com/ |